🍐 PERE ITALIANE IN ECUADOR: SI APRE UN NUOVO MERCATO EXTRA-UE PER UN SETTORE CHE NE AVEVA BISOGNO!

Cinque anni di negoziati, una visita ispettiva in campo, il lavoro silenzioso di istituzioni, regioni e imprese. E alla fine: via libera. Le pere italiane possono essere esportate in Ecuador. L’accordo è ufficiale dal momento in cui il Piano di lavoro fitosanitario Italia-Ecuador è stato pubblicato nel sistema dell’autorità ecuadoriana Agrocalidad, il documento che ne certifica l’entrata in vigore e apre concretamente le porte a una nuova rotta commerciale extra-UE per uno dei frutti simbolo dell’agroalimentare italiano.

Non è una notizia di routine. Arriva in un momento in cui il settore pericolo italiano ne aveva davvero bisogno.

IL CONTESTO: UN SETTORE SOTTO PRESSIONE

I numeri del 2026 fotografano un comparto in difficoltà strutturale, colpito da più fronti contemporaneamente:

  • Export di pere gennaio-maggio 2026: crollo del -38% in volume (da 23.852 a 14.679 tonnellate) e -36% in valore (da 41,4 a 26,4 milioni di euro).
  • Import di pere in crescita: +14% nei volumi e +16% in valore nello stesso periodo il che significa che l’Italia compra più pere dall’estero mentre ne vende meno fuori.
  • Saldo commerciale ortofrutticolo: il disavanzo a volume è passato da -199.828 a -268.708 tonnellate nei primi cinque mesi 2025-2026 (-34%), e l’avanzo a valore si è ridotto da 143,5 a 89,3 milioni di euro (-38%).

Dietro questi numeri ci sono anni assai difficili: cambiamenti climatici che hanno colpito duramente le colture, fitopatie che hanno ridotto produzioni e qualità, e una situazione geopolitica internazionale che ha complicato i flussi commerciali verso mercati storicamente importanti come il Medio Oriente.

In questo scenario, l’apertura dell’Ecuador non è solo una buona notizia diplomatica: è una risposta concreta a un problema reale.

L’ACCORDO: CINQUE ANNI DI LAVORO PER UN RISULTATO STRATEGICO

Il percorso che ha portato all’accordo è iniziato nel 2021 e si è concluso nel 2026, un arco temporale che dice molto sulla complessità dei negoziati fitosanitari internazionali e sulla pazienza necessaria per aprire nuovi mercati in modo solido e duraturo.

Il momento decisivo è arrivato nel settembre 2025, quando due ispettori ecuadoriani dell’autorità Agrocalidad hanno visitato l’Italia, con la regia di CSO Italy, il Centro Servizi Ortofrutticoli,  verificando direttamente in campo e negli stabilimenti il rispetto delle condizioni previste dal protocollo. Un controllo sul campo che ha dato esito positivo e ha sbloccato la fase finale del negoziato.

Il risultato è un Piano di lavoro fitosanitario bilaterale che, una volta pubblicato nel sistema Agrocalidad, è diventato operativo a tutti gli effetti, aprendo la strada alle prime spedizioni commerciali di pere italiane verso il mercato sudamericano.

Le istituzioni che hanno reso possibile questo risultato sono il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), il Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, CSO Italy e le imprese del settore. Una collaborazione pubblico-privato che dimostra come l’apertura di nuovi mercati richieda un lavoro di sistema non basta avere un buon prodotto.

PERCHÉ L’ECUADOR: I VANTAGGI DELLA NUOVA ROTTA

La scelta dell’Ecuador come mercato target non è casuale. Come spiega Simona Rubbi, responsabile relazioni internazionali di CSO Italy: l’Ecuador può rappresentare una destinazione alternativa per diversificare i mercati e affrontare le difficoltà legate all’attuale situazione geopolitica. E aggiunge un elemento logistico spesso sottovalutato: i transit time verso l’Ecuador sono contenuti — un fattore non secondario per un prodotto fresco come la pera, dove la freschezza all’arrivo è condizione di qualità e di prezzo.

In un momento in cui le rotte tradizionali verso il Medio Oriente sono sotto pressione e i mercati europei mostrano segnali di saturazione, avere una nuova destinazione extra-UE con tempi di transito gestibili è un vantaggio competitivo concreto per i produttori italiani che vogliono mantenere volumi e margini.

COSA DEVONO FARE LE IMPRESE ORA

L’accordo è in vigore, ma le esportazioni non partono automaticamente. Per le aziende frutticole italiane che vogliono accedere al mercato ecuadoriano, i prossimi passi sono chiari e richiedono un’azione tempestiva:

Verifica dei requisiti fitosanitari. Il protocollo prevede condizioni specifiche in termini di tracciabilità, trattamenti fitosanitari e ispezioni. Ogni azienda interessata deve verificare internamente il rispetto di questi standard prima di procedere.

Predisposizione degli elenchi. Le aziende devono identificare e comunicare i frutteti e gli stabilimenti che intendono includere nell’export verso l’Ecuador. CSO Italy raccoglie e coordina queste candidature.

Approvazione finale. Il MASAF trasmette la documentazione alle autorità ecuadoriane (Agrocalidad) per il via libera definitivo alle spedizioni commerciali. Il coordinamento con CSO Italy, il Servizio Fitosanitario regionale e il Ministero è la condizione per accelerare i tempi di accreditamento.

Chi si muove prima sarà pronto a esportare prima in un mercato che, per la pera italiana, è ancora tutto da costruire.

IL QUADRO MACRO: L’EXPORT ITALIANO CRESCE, MA L’ORTOFRUTTA RESTA IN DIFFICOLTÀ

Vale la pena inquadrare questa notizia nel contesto più ampio dell’export italiano nel 2026. Nel primo semestre, l’export complessivo italiano ha raggiunto 337,2 miliardi di euro (+4,5% in valore e +0,7% in volume rispetto allo stesso periodo 2025), con crescita sia verso i mercati UE (+4,6%) che extra-UE (+4,4%). A giugno 2026, i dati Istat segnalano una crescita del +9,8% in valore e +5,1% in volume su base annua.

Il settore ortofrutticolo, però, si muove controcorrente rispetto a questo trend positivo. Il deterioramento del saldo commerciale e il crollo delle pere confermano che le difficoltà strutturali del comparto clima, fitopatie, concorrenza internazionale non si risolvono con la sola crescita del PIL esportativo generale. Servono aperture di mercato mirate, accordi bilaterali costruiti con pazienza e la capacità di arrivare sui nuovi mercati con prodotti che rispettano i protocolli fitosanitari più esigenti.

L’Ecuador è esattamente questo tipo di apertura.

PROSPETTIVE: COSA PUÒ VALERE IL MERCATO ECUADORIANO

È presto per fare stime precise sui volumi che il nuovo accordo potrà generare le prime spedizioni commerciali dipenderanno dalla velocità con cui le aziende italiane completeranno l’iter di accreditamento. Ma il potenziale è reale.

L’Ecuador è un paese in crescita economica, con una classe media in espansione e una crescente domanda di prodotti agroalimentari europei di qualità. La pera italiana varietà Conference, Abate Fétel, Kaiser, tra le più apprezzate sui mercati internazionali ha un profilo qualitativo che si posiziona naturalmente nel segmento premium, quello con i margini più interessanti per i produttori.

Come ha sottolineato il ministro Lollobrigida: “Le nostre eccellenze sono apprezzate nel mondo e lo Stato lavora per facilitarne la produzione e per costruire le condizioni perché sempre più persone nel mondo possano acquistarle.” L’accordo con l’Ecuador è un passo concreto in questa direzione uno di quei risultati che si costruiscono lentamente e si raccolgono nel tempo.

CONCLUSIONE: LA DIVERSIFICAZIONE DEI MERCATI NON È UN’OPZIONE, È UNA NECESSITÀ

Il settore pericolo italiano ha bisogno di nuovi mercati. Non come alternativa ai mercati europei consolidati, ma come complemento una rete più ampia che riduca la dipendenza da singoli mercati e da dinamiche geopolitiche imprevedibili.

L’Ecuador, da solo, non risolverà le difficoltà strutturali del comparto. Ma dimostra che la strada della diversificazione geografica extra-UE è percorribile, che gli accordi fitosanitari si possono chiudere con pazienza e lavoro di sistema, e che il prodotto italiano ha le caratteristiche qualitative per essere competitivo ben oltre i confini europei.

Per le imprese che vogliono cogliere questa opportunità, il momento di muoversi è adesso prima che il mercato si affollino e i vantaggi del first mover svaniscano. 🍐